25 gennaio 2006

Olocausto, oggi.

Il mio solito allievo, all'uscita da uno spettacolo messo in piedi da un gruppo di insegnanti e ragazzi sul tema dell'Olocausto, mi dice:
"Prof, ma non sarebbe meglio dimenticare? Orami è passato, è storia...A chi importa ormai?Non sarebbe meglio pensare a prendere Bin Laden?"
Dato che la mia risposta immediata sarebbe stata un regurgito di retorica, nonché la solita predica del prof, ho preferito il silenzio.
"Torniamo a scuola".
Nel giorno della memoria, si tende a fare appelli accorati alle giovani generazioni a ricordare e a non ripetere quello che è stato...
Ma come può davvero l'Olocausto entrare nelle nostre vite senza retorica e non una volta l'anno?Come ci si può difendere dall'indifferenza per l'orrore nella nostra vita?
Domani è un altro giorno, e parlerò al mio allievo di nuovo dell'Olocausto, e anche di Bin Laden, e di come le cose possono colpirci anche se non le viviamo sulla nostra pelle...

09 gennaio 2006

L'approssimazione

Tutto è lentamente scomparso, sguciato via, annientato...





Un mio allievo, saggio e a volte impertinente, ha dato un'ottima definizione di ciò che le feste possono essere o diventare.

"Quest'anno passerò un altro Natale approssimativo..."

"Che vuoi dire?"

"Sa, prof. quando ci sono quelle feste in cui ti ritrovi con parenti e amici e fai finta che vada tutto bene, e invece devi mangiare e scambiarti regali con gente che non sopporti..."

Come è stato il vostro Natale? Bello, brutto, piacevole o approssimativo?

A parte il Natale: il concetto di approssimazione mi interessa.
Approssimativo è qualcosa che potrebbe essere quello che veramente è, ma che, per qualche motivo, non riesce ad esserlo...

Come se ne esce?