25 maggio 2006

Pensieri Precari



Come un pensiero sottile che piano piano si insinua nell’anima, ecco affacciarsi l’idea che a settembre potrei rimanere senza lavoro, visto che a giugno scade il mio contratto per la supplenza.


E faccio mille calcoli su quanto potrà succedermi, sui corsi che avrei potuto fare, sulle vie da intraprendere per raggiungere una situazione più stabile, più sicura…

Poi mi sorprendo a pensare che forse non si è precari per via di un lavoro fisso, o di uno stipendio che non arriva regolare, o per una convenzione sociale…

Penso che si è precari dentro, per il senso di instabilità con cui si cresce, per il senso di insoddisfazione che accompagna ogni nostra decisione…

Si è precari perché ci si ritrova dentro ad un flusso di eventi che non si controllano, e allora si perde definitivamente il controllo e non si cerca più una ragione, un senso, perché tanto sai che quella ragione, quel senso di lì a poco svaniranno…

2 commenti:

InOpera ha detto...

beh, uno può sempre reinventarsi il lavoro, semplice no?

e poi c'è sempre il lato positivo di poter cambiare un sacco di posti e conoscere nuove persone, colleghi, esperienze.

grazie al precariato ci si sente un po' meno soli e chiaramente più dinamici.

magari la prossima volta se ce lo chiedono prima così ci sentiamo pure un po' più "democratici" e gli diamo una risposta

Arianna ha detto...

si però.. fra un contratto e l'altro si deve mangiare lo stesso..
è questo che mortifica della precarietà..