23 gennaio 2008

Human pet e identità

Scenario 1

Nel bar della scuola, consumando un panino. Ascoltando la radio, sento la notizia della coppia umana (e non umana) in uno fa il padrone e l'altro fa l'animale domestico. A Londra. Lei, l'animale domestico, è al guinzaglio, per le strade di Londra.  Quando sono a casa no. Fa l'animale domestico pigro. Non spazza, non cucina, non stira: poltrisce. L'animale domestico-donna  e il suo padrone-fidanzato salgono su un bus ma vengono fermati dall'autista: "I cani non possono salire", dice l'autista. Loro si arrabbiano. Accusano l'autista di discriminazione.

 

Scenario 2

A casa. Cucinare.

Leggo in rete la stessa notizia su thisislondon.

La frase dell'autista suona così: "We don't let freaks and dogs like you on".

La vicenda sembra complessa: la coppia è stata discriminata due volte, a quanto pare.

Una prima volta per il fatto di vedersi negato il diritto da parte della donna di essere identificata come una donna-animale domestico.

Una seconda volta per il fatto di essere vestiti e di atteggiarsi come dei freaks. In particolare, come si nota dalla foto , i due sono la tipica coppia alla merylin menson.

 

Scenario 3. Il problema.

 

Da questa vicenda emerge un problema filosofico inerente l'identità della donna-animale domestico (si chiama Tasha Moltby):

se Miss Moltby definisce se stessa un animale domestico e si comporta come un animale domestico (il guinzaglio è un segno inequivocabile?), perché si è offesa quando l'autista non l'ha fatta salire? Certo, l'ha chiamata "cagna". Però non avrebbe dovuto rispettare il regolamento riservato agli animali domestici, in onore della sua identità?

Quindi in cosa si sostanzia  la nostra l'identità? Nella nostra auto-definizione o nei segni che gli altri leggono dall'esterno?

2 commenti:

Giofilo ha detto...

Io dico che lei se l'è voluta :-D

quxetrey ha detto...

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