08 marzo 2008

No country for old man.

Ho visto Non è un paese per vecchi (No country for old man) dei fratelli Cohen.

Gran film.

Grande storia.

Il film.

Niente colonna sonora. Solo suoni naturali. Due in particolare: il rumore dell'arma di Bardem; le pietre sotto le scarpe di Brolin.

Attori davvero bravi: Bardem come killer psicopatico con regole tutte sue, con questa frangia assolutamente "centrata" (negli anni 80 erano davvero messe così le zazzare...);

 

Brolin come campagnolo che tira a campare con i suoi rimorsi di coscienza (perché l'acqua al messicano in piena notte, altrimenti?) e con il suo rapporto duro e lineare e pieno di affetto per moglie apparentemente sottomessa;

 

Tommy Lee Jones in una sorprendente parte da sceriffo anziano che parla e riflette e che cerca risposte sui mali del mondo...

Il finale: anti-eroico, anti-buonista, riflessivo e riflettente, senza risposte, senza domande...

Grande storia.

Credo sia merito del libro di McCarthy. Di McCarthy ho letto tempo fa "Cavalli selvaggi" (ho trovato questa recensione di Irene Bignardi). E ho ritrovato nel film la disperazione dei protagonisti, il senso dell'ineluttabile che avanza. Per ora ho preso in prestito "Meridiani di sangue" e "Figlio di Dio".

Credo di aver capito che la grande ombra che avanza, incarnata da Bardem, sia quella della violenza allo stato puro, senza alcuna ragione.Credo che il vecchio mondo, quello dei valori tradizionali, incarnato da Tommy Lee Jones non sia preparato al nuovo, ne rimanga sopraffato e disgustato e ripieghi verso un'esistenza sottotraccia. Niente eroismi. Niente machismi. Solo la pensione. E una luce nel buio, in sogno.

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